Emersione di rapporti di lavoro Decreto-Legge 19 maggio 2020 n. 34 – art 103

Emersione di rapporti di lavoro Decreto-Legge 19 maggio 2020 n. 34 – art 103

Il Governo con il Decreto Rilancio ha inserito un articolo molto importante, il 103.

Tale articolo prevede, per alcuni settori economici, la possibilità di effettuare una sanatoria diretta ad assumere o dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro in corso con immigrati irregolari.

Gli immigrati irregolari che lavorano presso aziende italiane, possono ottenere un regolare contratto di lavoro e allo stesso tempo il permesso di soggiorno. Si tratta quindi di una doppia sanatoria: l’immigrato ottiene un contratto di lavoro in regola con pagamenti, tutele e contributi e ottiene anche il permesso di soggiorno.

Le attività che contemplano la regolarizzazione dei rapporti di lavoro rientrano in specifici comparti:

PRIMO COMPARTO: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività
connesse;
SECONDO COMPARTO: assistenza alla persona per se stessi o per componenti della
propria famiglia, anche se non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino
l’autosufficienza;
TERZO COMPARTO: lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Per usufruire di tale sanatoria occorre che lo straniero sia presente in Italia prima del 08.03.2020

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Genitori non collocatari e diritto di visita dopo il DPCM 11 marzo 2020

In relazione al c.d. diritto di visita del genitore non collocatario della prole, ci si è chiesti se gli spostamenti dei genitori per prendere e riportare i figli fossero o meno necessari e leciti nel rispetto delle misure restrittive degli spostamenti (salute, stato di necessità, spesa e lavoro) assunte dal Governo a più riprese. Lo stesso Governo ha definitivamente chiarito il 10 marzo 2020 che «gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio». Conseguentemente i decreti ministeriali 8/9 marzo 2020 non hanno sospeso i provvedimenti che regolamentano i tempi di permanenza dei figli presso ciascuno dei genitori Tuttavia, qualora vi siano situazioni di particolare gravità o di difficile attuazione organizzativa, mai come in questo momento modalità di comunicazioni virtuali, quali Wattzapp, Skype , web cam o video chiamate possono sostituire la visita genitoriale, ovviamente senza rappresentare un sostituto da utilizzare in maniera abituale per sostituire alle normali modalità di visita genitoriale, quando terminerà l’emergenza COVID 19. Facciamo 2 esempi:

1) genitore non affidatario, che per motivi contigenti alla situazione odierna, svolge un attività che lo costringe ad essere a contatto con persone positive al Covid 19, e quindi a dover scegliere se vedere il proprio figlio o meno, secondo il proprio buon senso. Non essendo vietato il diritto di visita, il genitore decide di non vedere la prole, in questa situazione, in nessun modo il suo mancato adempimento al provvedimento del giudice concernente le modalità di affidamento e di visita, configurerebbe l’ipotesi prevista dall’ ex art. 388, 2 c. c.p., poiché in primis verrà sempre tutelata il diritto alla salute del minore, come prioritario rispetto al diritto di visita del genitore non affidatario.

2) genitore affidatario che vive in un Comune dove vive anche l’ex marito. Nel week end si allontana dalla sua residenza e rimane a dormire presso la madre che vive in un altro Comune. Nel frattempo viene varato il decreto del 10 marzo e lei non riesce a rientrare nel suo domicilio perché non munita di autoveicolo. Anche in questo caso non potrebbe applicarsi il 388 c.p, comma 2 poiché nessuna azione è stata compiuta con dolo da parte del genitore affidatario, ne tanto meno l’ex coniuge potrebbe censurare una scelta da parte della madre relativa ad un allontanamento che nelle intenzioni era preventivato e temporaneo.

Infatti, il genitore affidatario, pur obbligato a consentire l’esercizio del diritto di visita ha in ogni momento il diritto-dovere di assicurare massima tutela all’interesse preminente del minore, che nel caso in questione è connesso alla legittimità o meno del trasferimento compiuto dalla madre insieme alla figlia minore assegnata alla sua personale cura.

Per cui quello viene in evidenza è che sempre ed in ogni modo il legislatore tutela al di sopra di tutto, il diritto alla salute, rispetto al diritto di visita.

Le locazioni commerciali allo stato di emergenza COVID 19

Un chiarimento richiestomi, da parte di coloro che  sono stati costretti a chiudere la propria attività commerciale o artigianale, è la sorte delle locazioni commerciali , o per meglio dire  se sia possibile chiedere al proprio locatore la riduzione del canone per via delle contingenze dovute allo stato di emergenza Covid 19.

A questo proposito si possono prendere in esame alcune ipotesi:

  1. Innanzitutto una temporanea impossibilità non giustifica assolutamente il mancato pagamento del canone di locazione per la durata dell’impossibilità lavorativa, piuttosto potrebbe giustificare uno slittamento della rata mensile,  possibilmente in accordo con il locatore e che quest’ultimo voglia proporre di modificare equamente le condizioni del contratto, per tutta la durata dell’emergenza;
  2. Né potrebbe utilizzarsi l’art. 1467 c.c. che fa riferimento alla eccessiva onerosità contrattuale, perché si suppone che superata l’emergenza il conduttore voglia continuare la propria attività e non risolvere il contratto, come invece prevede la disposizione codicistica;
  3. volendo si potrebbe utilizzare l’art. 1464 c.c. in base al quale ottenere una parziale riduzione della prestazione, tuttavia tenendo in considerazione il fatto che tale impossibilità non ha  le caratteristiche della definitività;
  4. a parte le ipotesi de quo brevemente delineate, quello che occorre ricordare a tutti gli artigiani e commercianti che in base al Decreto Cura Italia, art. 91 DL18/2020 viene ammessa la disposizione relativa alla c.d. “impossibilità temporanea di adempiere alla propria obbligazione di cui all’art. 1256 c.c.” . Ciò fa si che a causa della mancanza di incassi si verifichi un’impossibilità di adempiere al canone stabilito per il periodo dell’emergenza, senza che le  conseguenze derivanti dall’inadempimento causato dal rispetto delle misure di contenimento, siano valutate a posteriori  ai  sensi e per gli  effetti degli artt. 1218  1223 c.c.

In definitiva, non risulta automatico il diritto ad una riduzione del canone di locazione, per ottenere ciò, non rimane che chiedere al locatore di rivedere le somme dovute in via amichevole e transattiva o in ultima istanza convocare il proprietario in mediazione in caso di rifiuto.

Non dimentichiamoci  tuttavia, che sempre sulla base del Decreto Cura Italia art. 65 “ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto, per l’anno 2020, un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.”

ABUSI PSICOLOGICI E DIPENDENZA

  1. CHIUNQUE PUO’ ESSERE VITTIMA DI ABUSO
  2. L’ABUSANTE MENTE, INGANNA, TRUFFA
  3. GLI AUTORI DI VIOLENZA PSICOLOGICA SONO PREVALENTEMENTE PERSONE CON DISTURBO NARCISISTICO O PSICOPATICO DI PERSONALITA’
  4. CHI ABUSA NE E’ CONSAPEVOLE E TRAE PERSONALE VANTAGGIO
  5. GLI ABUSANTI VIOLENTI PSICOLOGICAMENTE SONO PENALMENTE RESPONSABILI E PERSEGUIBILI
  6. L’UNICO MODO PER CHIUDERE UN RAPPORTO VIOLENTO E’ ALLONTANARSI.

MANTO STRADALE, BUCHE, DANNO DA INSIDIA, A CHI CHIEDERE IL RISARCIMENTO?

l principio dell’affidabilità delle strade aperte al pubblico traffico non può essere limitato al solo letto strada, ma si estende anche a quelle insidie che possono crearsi per effetto del nascere o dell’evolversi di vari eventi quali quelli atmosferici

 Detti eventi possono essere tali da trasformare una buca, a causa delle sue notevoli dimensioni, in un pericolo occulto (insidia) e non prevedibile, con conseguente responsabilità della p.a. per i danni che siano derivati dalla presenza della stessa, qualora non sia stata adeguatamente segnalata.

La responsabilità dell’Amministrazione si presume ai sensi dell’art. 2051 c.c. in base al principio della responsabilità oggettiva, che prescinde dalla colpa o dalla malafede.

Tale responsabilità, in caso di danni prodotti a cose o/e persone si viene a determinare per il semplice rapporto oggettivo di custodia del bene pubblico (leggi manto stradale, marciapiede), salvo che la P.A. dimostri che l’evento si è verificato per un caso fortuito, ovvero per un fatto imprevedibile ed inevitabile. Certo è, che non può essere considerato caso fortuito, l apertura di una buca a seguito di una pioggia o nevicata, atteso che la buona manutenzione delle strade rappresenta onere degli enti pubblici, che non può essere scaricata sulle intemperie climatiche!!!

Pertanto, al fini di agevolare la propria posizione di soggetto danneggiato fotografare la buca o l’avvallamento e verificare la presenza di testimoni.

Quindi chiamare i vigili o la polizia stradale e procurarsi di seguito copia del verbale.

Qualora si siano subiti danni fisici, rivolgersi al primo p.s. oltre ovviamente al fine di ricevere le prime cure mediche all’uopo necessarie, importante è ottenere il certificato medico attestante le lesioni riportate.

Qualora a questo punto si voglia intentare causa all’Ente proprietario della carreggiata, occorre invitare la P.A. ad una procedura di negoziazione assistita, al fine di tentare una risoluzione bonaria della controversia, che in caso di mancato accordo, costituirà condizione di procedibilità per azionare la domanda giudiziale di risarcimento danni.

PROCEDURA PER IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEGLI STRANIERI.

CHI PUO’ RICHIEDERE IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE ?Lo straniero residente in Italia, titolare di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno in corso di validità, di durata non inferiore ad un anno, rilasciato per i seguenti motivi:lavoro subordinato;lavoro autonomo;asilo politicostudio;motivi religiosi;motivi di famiglia.
COSA BISOGNA AVERE PER POTER RICONGIUNGERE UN FAMILIARE ?
 1)  UN ALLOGGIOIl richiedente deve avere la disponibilità di un alloggio che possa ospitare i familiari che devono essere ricongiunti.Il competente ufficio comunale rilascia il certificato di idoneità alloggiativa , cioè la dichiarazione di quante persone possono abitare nell’alloggio e che l’abitazione rispetta i requisiti igienico-sanitari
 2)  UN REDDITO  Il richiedente deve avere la disponibilità di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite “non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale aumentato della metà dell’importo dell’assegno sociale per ogni familiare da ricongiungere. ” (VEDI TABELLA SOTTO)Nel calcolo non si tiene conto solo del reddito del richiedente, ma “del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi” che deve essere opportunamente documentato. TABELLA ESEMPLIFICATIVA PER L’ANNO 2019 
  RICONGIUNGIMENTOReddito Annuo     
 1 familiare8.931,00
 2 familiari11.908,00
 3 familiari14.885,00
 4 familiari17.862,00
 5 familiari                                             20.839,00

RICONGIUNGIMENTO CON FIGLI MINORI DI 14 ANNIReddito Annuo    
 Richiesta di 2/3/4/5… minori 14 anni                                                11.908,00
                                                   
 Richiesta di 1 minore 14 anni + 1 adulto11.908,00
 Richiesta di 1 minore 14 anni + 2 adulti14.885,00
 Richiesta di 1 minore 14 anni + 3 adulti17.862,00
 Richiesta di 1 minore 14 anni + 4 adulti20.839,00
  
 Richiesta di 2/3/4/5… minori di 14 anni + 1 adulto                                                     14.885,00
 Richiesta di 2 o più minori di 14 anni + 2 adulti                                                              17.862,00
 Richiesta di 2 o più minori di 14 anni + 3 adulti                                                     20.839,00
 Richiesta di 2 o più minori di 14 anni + 4 adulti                                                              23.815,00

 Per i titolari dello status di rifugiato e per coloro che godono della protezione sussidiaria, si rimanda all’art.29 bis del D.Lg.vo 286/98.Dal 17 agosto 2017 la domanda di nulla osta al ricongiungimento familiare deve essere inoltrata con le consuete modalità telematiche dal cittadino straniero regolarmente soggiornante in Italia corredata della documentazione relativa al possesso dei requisiti circa il reddito e l’alloggio.I documenti da presentare  .

La nuova procedura consentirà il rilascio del nulla osta entro 90 giorni dalla data di presentazione della domanda; il richiedente, infatti, potrà recarsi presso lo Sportello Unico solo per la consegna degli originali dei documenti e, se gli stessi risulteranno congruenti con quelli inviati telematicamente e già valutati idonei dall’Ufficio, gli verrà consegnata subito la comunicazione di avvenuto rilascio del nulla osta al ricongiungimento familiare.

ULTIME SENTENZE IN MATERIA DI CITTADINANZA

Consiglio di Stato, sez. III, 06/09/2016, n. 3819 (concessione/diniego – discrezionalità – ratio).
In sede di giurisdizione amministrativa di legittimità il provvedimento di diniego della concessione della cittadinanza italiana allo straniero è sindacabile per i suoi eventuali profili di eccesso di potere (ad es. per travisamento dei fatti o inadeguata motivazione), ma è insindacabile per i profili di merito inerenti la valutazione dell’Amministrazione la quale, dal fatto che i componenti della famiglia dell’istante da oltre venti anni si trovano nel Paese d’origine, mentre egli vive in Italia con un fratello, ha ragionevolmente desunto il suo mancato inserimento nella comunità italiana ed ha attribuito rilievo alla sua mancanza di forti legami nel territorio nazionale e alla mancata prova della sua integrazione nel tessuto sociale.

 T.A.R. Roma (Lazio), sez. II, 01/04/2014, n. 3582 (acquisto della cittadinanza – carattere discrezionale – circostanze atte a dimostrare l’integrazione nel tessuto sociale)
Le valutazioni finalizzate all’accertamento di una responsabilità penale si pongono su di un piano assolutamente differente ed autonomo rispetto alla valutazione del medesimo fatto ai fini dell’adozione di un provvedimento amministrativo con la possibilità che le risultanze fattuali oggetto della vicenda penale possono valutarsi negativamente, sul piano amministrativo, anche a prescindere dagli esiti processuali.
La concessione della cittadinanza italiana è frutto di un’attività discrezionale che si esplica in un potere valutativo circa l’avvenuta integrazione dello straniero nella comunità nazionale sotto molteplici profili. In particolare, la discrezionalità non può che tradursi in un apprezzamento di opportunità, circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale; quanto sopra sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l’integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, sotto il profilo delle condizioni lavorative, economiche, familiari e di irreprensibilità della condotta. L’art. 6, l. n. 91 del 1992 indica, invece, alcune ipotesi preclusive all’acquisto della cittadinanza italiana richiesta ai sensi dell’art. 5 della medesima legge, ma che si devono ritenere applicabili a fortiori anche all’ipotesi della cittadinanza richiesta ai sensi dell’art. 9, lett. f), l. n. 91 del 1992.

Consiglio di Stato, sez. VI, 03/02/2011, n. 766 (acquisto della cittadinanza – carattere discrezionale (mezzi di sostentamento – solidarietà nella collettività nazionale – prelievo fiscale))
Il diniego della concessione della cittadinanza non impedisce la riproposizione dell’istanza. È evidente infatti che, resta comunque salva la possibilità, per l’interessato, di riproporre la domanda al verificarsi di tutte le condizioni legittimanti, non ostandovi il pregresso diniego (trattandosi di provvedimento reso sotto la condizione implicita “rebus sic stantibus”).
Legittimamente viene negata la cittadinanza italiana in carenza di prova in ordine ai mezzi di sostentamento necessari per la stabile permanenza in Italia, anche se di fatto vi provvede il padre del richiedente. Infatti la verifica della Amministrazione in ordine ai mezzi di sostentamento dell’istante non è soltanto funzionale a soddisfare primarie esigenze di sicurezza pubblica, considerata la naturale propensione a deviare del soggetto sfornito di adeguata capacità reddituale; ma è anche funzionale all’accertamento del presupposto necessario a che il soggetto sia poi in grado di assolvere i doveri di solidarietà sociale di concorrere con i propri mezzi, attraverso il prelievo fiscale, a finanziare la spesa pubblica funzionale all’erogazione dei servizi pubblici essenziali.

Consiglio di Stato, sez. VI, 24/04/2009, n. 2561 (Giustizia amministrativa – Competenza per territorio – Controversia riguardante il diniego di cittadinanza italiana – TAR Lazio sede di Roma – Ragioni)
La controversia originata dal ricorso avverso il diniego della cittadinanza italiana rientra nella competenza del Tar Lazio, Roma, poiché il provvedimento impugnato, oltre che provenire dal Ministero dell’Interno, e quindi da un organo centrale dello Stato, esplica i suoi effetti su tutto il territorio nazionale poiché impedisce al richiedente l’acquisto dello status di cittadino italiano.