ULTIME SENTENZE IN MATERIA DI CITTADINANZA

Consiglio di Stato, sez. III, 06/09/2016, n. 3819 (concessione/diniego – discrezionalità – ratio).
In sede di giurisdizione amministrativa di legittimità il provvedimento di diniego della concessione della cittadinanza italiana allo straniero è sindacabile per i suoi eventuali profili di eccesso di potere (ad es. per travisamento dei fatti o inadeguata motivazione), ma è insindacabile per i profili di merito inerenti la valutazione dell’Amministrazione la quale, dal fatto che i componenti della famiglia dell’istante da oltre venti anni si trovano nel Paese d’origine, mentre egli vive in Italia con un fratello, ha ragionevolmente desunto il suo mancato inserimento nella comunità italiana ed ha attribuito rilievo alla sua mancanza di forti legami nel territorio nazionale e alla mancata prova della sua integrazione nel tessuto sociale.

 T.A.R. Roma (Lazio), sez. II, 01/04/2014, n. 3582 (acquisto della cittadinanza – carattere discrezionale – circostanze atte a dimostrare l’integrazione nel tessuto sociale)
Le valutazioni finalizzate all’accertamento di una responsabilità penale si pongono su di un piano assolutamente differente ed autonomo rispetto alla valutazione del medesimo fatto ai fini dell’adozione di un provvedimento amministrativo con la possibilità che le risultanze fattuali oggetto della vicenda penale possono valutarsi negativamente, sul piano amministrativo, anche a prescindere dagli esiti processuali.
La concessione della cittadinanza italiana è frutto di un’attività discrezionale che si esplica in un potere valutativo circa l’avvenuta integrazione dello straniero nella comunità nazionale sotto molteplici profili. In particolare, la discrezionalità non può che tradursi in un apprezzamento di opportunità, circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale; quanto sopra sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l’integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, sotto il profilo delle condizioni lavorative, economiche, familiari e di irreprensibilità della condotta. L’art. 6, l. n. 91 del 1992 indica, invece, alcune ipotesi preclusive all’acquisto della cittadinanza italiana richiesta ai sensi dell’art. 5 della medesima legge, ma che si devono ritenere applicabili a fortiori anche all’ipotesi della cittadinanza richiesta ai sensi dell’art. 9, lett. f), l. n. 91 del 1992.

Consiglio di Stato, sez. VI, 03/02/2011, n. 766 (acquisto della cittadinanza – carattere discrezionale (mezzi di sostentamento – solidarietà nella collettività nazionale – prelievo fiscale))
Il diniego della concessione della cittadinanza non impedisce la riproposizione dell’istanza. È evidente infatti che, resta comunque salva la possibilità, per l’interessato, di riproporre la domanda al verificarsi di tutte le condizioni legittimanti, non ostandovi il pregresso diniego (trattandosi di provvedimento reso sotto la condizione implicita “rebus sic stantibus”).
Legittimamente viene negata la cittadinanza italiana in carenza di prova in ordine ai mezzi di sostentamento necessari per la stabile permanenza in Italia, anche se di fatto vi provvede il padre del richiedente. Infatti la verifica della Amministrazione in ordine ai mezzi di sostentamento dell’istante non è soltanto funzionale a soddisfare primarie esigenze di sicurezza pubblica, considerata la naturale propensione a deviare del soggetto sfornito di adeguata capacità reddituale; ma è anche funzionale all’accertamento del presupposto necessario a che il soggetto sia poi in grado di assolvere i doveri di solidarietà sociale di concorrere con i propri mezzi, attraverso il prelievo fiscale, a finanziare la spesa pubblica funzionale all’erogazione dei servizi pubblici essenziali.

Consiglio di Stato, sez. VI, 24/04/2009, n. 2561 (Giustizia amministrativa – Competenza per territorio – Controversia riguardante il diniego di cittadinanza italiana – TAR Lazio sede di Roma – Ragioni)
La controversia originata dal ricorso avverso il diniego della cittadinanza italiana rientra nella competenza del Tar Lazio, Roma, poiché il provvedimento impugnato, oltre che provenire dal Ministero dell’Interno, e quindi da un organo centrale dello Stato, esplica i suoi effetti su tutto il territorio nazionale poiché impedisce al richiedente l’acquisto dello status di cittadino italiano.