RICERCA TELEMATICA DEI BENI DA PIGNORARE

L’art. 492-bis c.p.c. prevede che, su istanza del creditore, il presidente del Tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, verificato il diritto della parte istante a procedere a esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare.
Con l’obiettivo di agevolare l’attività degli avvocati, il Tribunale di Milano, in data 3.06.2019, ha diffuso le “Linee guida per i procedimenti ex artt. 492-bis c.p.c. e 155-quinquies disp. att. c.p.c.” contenenti un vademecum sulle formalità necessarie per la ricerca telematica. E’ fondato ritenere la notifica del precetto quale condizione per l’accesso alla ricerca, tenuto conto della disposizione secondo cui la domanda va proposta dopo il decorso del termine dilatorio ex art. 482 c.p.c. Quanto al precetto, si deve ritenere che debba essere data dimostrazione del perfezionamento della notificazione, che sia decorso il termine dilatorio ex art. 482 c.p.c., che esso sia ancora efficace e dunque non sia maturata la decadenza ex art. 481 c.p.c. e va prodotto con i documenti idonei alla dimostrazione del buon fine della notifica.
Se il debitore è una persona fisica, in caso di notifiche tradizionali, andrà altresì prodotto il certificato anagrafico di residenza con la relata del tentativo espletato presso la residenza, ove si sia proceduto alla notifica nelle forme per gli irreperibili ex art. 143 c.p.c.; in caso di notifica telematica, la stampa della pagina tratta dall’Indice nazionale della posta elettronica certificata (INIPEC) recante la menzione dell’indirizzo di posta elettronica del destinatario della notifica; al riguardo, è dubbio che possa essere compresa nei poteri di attestazione che fanno capo all’avvocato, anche la riferibilità al destinatario dell’indirizzo PEC utilizzato.
Se il debitore è una società, andrà prodotta una visura camerale aggiornata per la verifica, in caso di notifica telematica, dell’appartenenza al debitore dell’indirizzo PEC utilizzato, oltre che, come detto, della competenza territoriale; in caso di notifica tradizionale, dell’esecuzione presso l’indirizzo corretto della sede, ovvero presso soggetto che riveste la qualità di legale rappresentante dell’ente; in caso di notifica ai soggetti di cui all’art. 145, c. 2 c.p.c., i documenti da cui desumere l’ubicazione della sede, e, ove occorra, la qualità di rappresentante dell’ente.
Va poi condiviso, si legge nelle Linee guida, l’orientamento secondo cui la domanda va proposta una volta decorso il termine di cui all’art. 482 c.p.c., disposizione secondo cui non si può iniziare l’esecuzione forzata prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e in ogni caso non prima che siano decorsi 10 giorni dalla sua notifica, salvo, ovviamente, il caso di autorizzazione all’esecuzione immediata. Inoltre, va ricordato che il termine di 90 giorni, previsto dall’art. 481 c.p.c., entro cui l’esecuzione deve essere iniziata è un termine di decadenza e non di prescrizione: pertanto, se entro questo termine viene iniziata l’esecuzione, è possibile instaurare altre procedure espropriative anche dopo il decorso dei 90 giorni e in base all’unico precetto, con il solo temperamento del divieto del cumulo eccessivo (Cass., sent. n. 9966/2006).