ABUSI PSICOLOGICI E DIPENDENZA

  1. CHIUNQUE PUO’ ESSERE VITTIMA DI ABUSO
  2. L’ABUSANTE MENTE, INGANNA, TRUFFA
  3. GLI AUTORI DI VIOLENZA PSICOLOGICA SONO PREVALENTEMENTE PERSONE CON DISTURBO NARCISISTICO O PSICOPATICO DI PERSONALITA’
  4. CHI ABUSA NE E’ CONSAPEVOLE E TRAE PERSONALE VANTAGGIO
  5. GLI ABUSANTI VIOLENTI PSICOLOGICAMENTE SONO PENALMENTE RESPONSABILI E PERSEGUIBILI
  6. L’UNICO MODO PER CHIUDERE UN RAPPORTO VIOLENTO E’ ALLONTANARSI.

Le locazioni commerciali allo stato di emergenza COVID 19

Un chiarimento richiestomi, da parte di coloro che  sono stati costretti a chiudere la propria attività commerciale o artigianale, è la sorte delle locazioni commerciali , o per meglio dire  se sia possibile chiedere al proprio locatore la riduzione del canone per via delle contingenze dovute allo stato di emergenza Covid 19.

A questo proposito si possono prendere in esame alcune ipotesi:

  1. Innanzitutto una temporanea impossibilità non giustifica assolutamente il mancato pagamento del canone di locazione per la durata dell’impossibilità lavorativa, piuttosto potrebbe giustificare uno slittamento della rata mensile,  possibilmente in accordo con il locatore e che quest’ultimo voglia proporre di modificare equamente le condizioni del contratto, per tutta la durata dell’emergenza;
  2. Né potrebbe utilizzarsi l’art. 1467 c.c. che fa riferimento alla eccessiva onerosità contrattuale, perché si suppone che superata l’emergenza il conduttore voglia continuare la propria attività e non risolvere il contratto, come invece prevede la disposizione codicistica;
  3. volendo si potrebbe utilizzare l’art. 1464 c.c. in base al quale ottenere una parziale riduzione della prestazione, tuttavia tenendo in considerazione il fatto che tale impossibilità non ha  le caratteristiche della definitività;
  4. a parte le ipotesi de quo brevemente delineate, quello che occorre ricordare a tutti gli artigiani e commercianti che in base al Decreto Cura Italia, art. 91 DL18/2020 viene ammessa la disposizione relativa alla c.d. “impossibilità temporanea di adempiere alla propria obbligazione di cui all’art. 1256 c.c.” . Ciò fa si che a causa della mancanza di incassi si verifichi un’impossibilità di adempiere al canone stabilito per il periodo dell’emergenza, senza che le  conseguenze derivanti dall’inadempimento causato dal rispetto delle misure di contenimento, siano valutate a posteriori  ai  sensi e per gli  effetti degli artt. 1218  1223 c.c.

In definitiva, non risulta automatico il diritto ad una riduzione del canone di locazione, per ottenere ciò, non rimane che chiedere al locatore di rivedere le somme dovute in via amichevole e transattiva o in ultima istanza convocare il proprietario in mediazione in caso di rifiuto.

Non dimentichiamoci  tuttavia, che sempre sulla base del Decreto Cura Italia art. 65 “ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto, per l’anno 2020, un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.”

Genitori non collocatari e diritto di visita dopo il DPCM 11 marzo 2020

In relazione al c.d. diritto di visita del genitore non collocatario della prole, ci si è chiesti se gli spostamenti dei genitori per prendere e riportare i figli fossero o meno necessari e leciti nel rispetto delle misure restrittive degli spostamenti (salute, stato di necessità, spesa e lavoro) assunte dal Governo a più riprese. Lo stesso Governo ha definitivamente chiarito il 10 marzo 2020 che «gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio». Conseguentemente i decreti ministeriali 8/9 marzo 2020 non hanno sospeso i provvedimenti che regolamentano i tempi di permanenza dei figli presso ciascuno dei genitori Tuttavia, qualora vi siano situazioni di particolare gravità o di difficile attuazione organizzativa, mai come in questo momento modalità di comunicazioni virtuali, quali Wattzapp, Skype , web cam o video chiamate possono sostituire la visita genitoriale, ovviamente senza rappresentare un sostituto da utilizzare in maniera abituale per sostituire alle normali modalità di visita genitoriale, quando terminerà l’emergenza COVID 19. Facciamo 2 esempi:

1) genitore non affidatario, che per motivi contigenti alla situazione odierna, svolge un attività che lo costringe ad essere a contatto con persone positive al Covid 19, e quindi a dover scegliere se vedere il proprio figlio o meno, secondo il proprio buon senso. Non essendo vietato il diritto di visita, il genitore decide di non vedere la prole, in questa situazione, in nessun modo il suo mancato adempimento al provvedimento del giudice concernente le modalità di affidamento e di visita, configurerebbe l’ipotesi prevista dall’ ex art. 388, 2 c. c.p., poiché in primis verrà sempre tutelata il diritto alla salute del minore, come prioritario rispetto al diritto di visita del genitore non affidatario.

2) genitore affidatario che vive in un Comune dove vive anche l’ex marito. Nel week end si allontana dalla sua residenza e rimane a dormire presso la madre che vive in un altro Comune. Nel frattempo viene varato il decreto del 10 marzo e lei non riesce a rientrare nel suo domicilio perché non munita di autoveicolo. Anche in questo caso non potrebbe applicarsi il 388 c.p, comma 2 poiché nessuna azione è stata compiuta con dolo da parte del genitore affidatario, ne tanto meno l’ex coniuge potrebbe censurare una scelta da parte della madre relativa ad un allontanamento che nelle intenzioni era preventivato e temporaneo.

Infatti, il genitore affidatario, pur obbligato a consentire l’esercizio del diritto di visita ha in ogni momento il diritto-dovere di assicurare massima tutela all’interesse preminente del minore, che nel caso in questione è connesso alla legittimità o meno del trasferimento compiuto dalla madre insieme alla figlia minore assegnata alla sua personale cura.

Per cui quello viene in evidenza è che sempre ed in ogni modo il legislatore tutela al di sopra di tutto, il diritto alla salute, rispetto al diritto di visita.

Emersione di rapporti di lavoro Decreto-Legge 19 maggio 2020 n. 34 – art 103

Emersione di rapporti di lavoro Decreto-Legge 19 maggio 2020 n. 34 – art 103

Il Governo con il Decreto Rilancio ha inserito un articolo molto importante, il 103.

Tale articolo prevede, per alcuni settori economici, la possibilità di effettuare una sanatoria diretta ad assumere o dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro in corso con immigrati irregolari.

Gli immigrati irregolari che lavorano presso aziende italiane, possono ottenere un regolare contratto di lavoro e allo stesso tempo il permesso di soggiorno. Si tratta quindi di una doppia sanatoria: l’immigrato ottiene un contratto di lavoro in regola con pagamenti, tutele e contributi e ottiene anche il permesso di soggiorno.

Le attività che contemplano la regolarizzazione dei rapporti di lavoro rientrano in specifici comparti:

PRIMO COMPARTO: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività
connesse;
SECONDO COMPARTO: assistenza alla persona per se stessi o per componenti della
propria famiglia, anche se non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino
l’autosufficienza;
TERZO COMPARTO: lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Per usufruire di tale sanatoria occorre che lo straniero sia presente in Italia prima del 08.03.2020

LO STUDIO LEGALE E’ A DISPOSIZIONE PER DOMANDE E CHIARIMENTI , ANCHE TRAMITE WHATSAPP O EMAIL

MESSAGGI SMS, WHATSAPP ed E-MAIL NON CERTIFICATE hanno valore legale ?

Le riproduzioni informatiche di cui debba includersi anche le riproduzioni fotostatiche di schermate contenenti gli scambi avvenuti su piattafome di servizi di messaggistica, vengono introdotte in giudizio mediante riproduzioni fotostatiche di immediata consultazione da parte degli organi giudicanti.

A tal proposito, la Cassazione ne ha riconosciuto il pieno valore probatorio, ritenuti come “elementi di prova” integrabili con altri elementi anche in caso di contestazione (Cass. Civ. 11/5/05 n. 9884), se colui contro il quale vengono prodotti non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime.

In conclusione, questi messaggi possono essere utilizzati come vere e proprie prove a condizione che non ci sia disconoscimento dei fatti o delle cose medesime.

Nel caso contrario la Cassazione richiede che i motivi del disconoscimento siano chiari, espliciti e circostanziati.

E nei poteri del Giudice accertare la conformità all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni (Cass. 26/01/2000 n. 866, ex multis) infatti il giudice può disattendere il disconoscimento se sussistono elementi che confermino la veridicità del messaggio.

Cit; Osservatorio sul diritto di famiglia, sett/dic 2019 Avv. R.Ruggeri