DECRETO LEGGE DEL 26 OTTOBRE 2019 N. 124.

Tra le diverse disposizioni in materia di contrasto all’evasione fiscale, il decreto in oggetto prevede una ulteriore proroga alla c.d. “rottamazione delle cartelle”.
In tal senso prevede:
Riapertura del termine di pagamento della prima rata della definizione agevolata ex art. 3 D.L. 119/2018 (articolo 37
La scadenza di pagamento del 31 luglio 2019 prevista dall’articolo 3, comma 2, lettere a) e b), 21, 22, 23 e 24, del D.L. 23.10.2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, è fissata al 30 novembre 2019.

VADEMECUM REDDITO DI CITTADINANZA

Il RDC è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, dei seguenti requisiti:

a)  con riferimento ai requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, il componente richiedente il beneficio deve essere cumulativamente:

1)  in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte dell’Unione europea, ovvero suo familiare, come individuato dall’articolo 2, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;

2)  residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due, considerati al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in modo continuativo; 

b)  con riferimento a requisiti reddituali e patrimoniali, il nucleo familiare deve possedere:

1)  un valore dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, inferiore a 9.360 euro; nel caso di nuclei familiari con minorenni, l’ISEE è calcolato ai sensi dell’articolo 7 del medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013;

2)  un valore del patrimonio immobiliare, in Italia e all’estero, come definito a fini ISEE, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di euro 30.000;

3)  un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000, incrementato di ulteriori euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo; i predetti massimali sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente in condizione di disabilità e di euro 7.500 per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite a fini ISEE, presente nel nucleo;

4)  un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui al comma 4. La predetta soglia è incrementata ad euro 7.560 ai fini dell’accesso alla Pensione di cittadinanza. In ogni caso la soglia è incrementata ad euro 9.360 nei casi in cui il nucleo familiare risieda in abitazione in locazione, come da dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini ISEE; 

c)  con riferimento al godimento di beni durevoli:

1)  nessun componente il nucleo familiare deve essere intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti, esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità ai sensi della disciplina vigente;

2)  nessun componente deve essere intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di navi e imbarcazioni da diporto di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171;

c-bis)  per il richiedente il beneficio, la mancata sottoposizione a misura cautelare personale, anche adottata a seguito di convalida dell’arresto o del fermo, nonché la mancanza di condanne definitive, intervenute nei dieci anni precedenti la richiesta, per taluno dei delitti indicati all’articolo 7, comma 3 

1-bis.  Ai fini dell’accoglimento della richiesta di cui all’articolo 5 e con specifico riferimento ai requisiti di cui al comma 1, lettera b), del presente articolo nonché per comprovare la composizione del nucleo familiare, in deroga all’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea devono produrre apposita certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare italiana, in conformità a quanto disposto dall’articolo 3 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e dall’articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394

1-ter.  Le disposizioni di cui al comma 1-bis non si applicano: a) nei confronti dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea aventi lo status di rifugiato politico; b) qualora convenzioni internazionali dispongano diversamente; c) nei confronti di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea nei quali è oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni di cui al comma 1-bis. A tal fine, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, è definito l’elenco dei Paesi nei quali non è possibile acquisire la documentazione necessaria per la compilazione della DSU ai fini ISEE, di cui al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013

2.  I casi di accesso alla misura di cui al comma 1 possono essere integrati, in ipotesi di eccedenza di risorse disponibili, con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sulla base di indicatori di disagio socioeconomico che riflettono le caratteristiche di multidimensionalità della povertà e tengono conto, oltre che della situazione economica, anche delle condizioni di esclusione sociale, di disabilità, di deprivazione socio-sanitaria, educativa e abitativa. Possono prevedersi anche misure non monetarie ad integrazione del Rdc, quali misure agevolative per l’utilizzo di trasporti pubblici, di sostegno alla casa, all’istruzione e alla tutela della salute.

3.  Non ha diritto al Rdc il componente del nucleo familiare disoccupato a seguito di dimissioni volontarie, nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni per giusta causa. 

4.  Il parametro della scala di equivalenza, di cui al comma 1, lettera b), numero 4), è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di anni 18 e di 0,2 per ogni ulteriore componente di minore età, fino ad un massimo di 2,1, ovvero fino ad un massimo di 2,2 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini dell’ISEE. 

5.  Ai fini del Rdc, il nucleo familiare è definito ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013. In ogni caso, anche per la richiesta di prestazioni sociali agevolate diverse dal Rdc, ai fini della definizione del nucleo familiare, valgono le seguenti disposizioni, la cui efficacia cessa dal giorno di entrata in vigore delle corrispondenti modifiche del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013:

a)  i coniugi permangono nel medesimo nucleo anche a seguito di separazione o divorzio, qualora continuino a risiedere nella stessa abitazione; se la separazione o il divorzio sono avvenuti successivamente alla data del 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato da apposito verbale della polizia locale; 

a-bis)  i componenti già facenti parte di un nucleo familiare come definito ai fini dell’ISEE, o del medesimo nucleo come definito ai fini anagrafici, continuano a farne parte ai fini dell’ISEE anche a seguito di variazioni anagrafiche, qualora continuino a risiedere nella medesima abitazione; 

b)  il figlio maggiorenne non convivente con i genitori fa parte del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando è di età inferiore a 26 anni, è nella condizione di essere a loro carico a fini IRPEF, non è coniugato e non ha figli.

6.  Ai soli fini del Rdc, il reddito familiare, di cui al comma 1, lettera b) numero 4), è determinato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’ISEE ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi. Nel valore dei trattamenti assistenziali non rilevano le erogazioni riferite al pagamento di arretrati, le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi e le esenzioni e agevolazioni per il pagamento di tributi, le erogazioni a fronte di rendicontazione di spese sostenute, ovvero le erogazioni in forma di buoni servizio o altri titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi. Ai fini del presente decreto, non si include tra i trattamenti assistenziali l’assegno di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. I trattamenti assistenziali in corso di godimento di cui al primo periodo sono comunicati dagli enti erogatori entro quindici giorni dal riconoscimento al Sistema informativo unitario dei servizi sociali (SIUSS), di cui all’articolo 24 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, secondo le modalità ivi previste.

7.  Ai soli fini dell’accertamento dei requisiti per il mantenimento del Rdc, al valore dell’ISEE di cui al comma 1, lettera b), numero 1), è sottratto l’ammontare del Rdc percepito dal nucleo beneficiario eventualmente incluso nell’ISEE, rapportato al corrispondente parametro della scala di equivalenza. Per l’accesso al Rdc sono parimenti sottratti nelle medesime modalità, gli ammontari eventualmente inclusi nell’ISEE relativi alla fruizione del sostegno per l’inclusione attiva, del reddito di inclusione ovvero delle misure regionali di contrasto alla povertà oggetto d’intesa tra la regione e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali al fine di una erogazione integrata con le citate misure nazionali.

8.  Il Rdc è compatibile con il godimento della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) e dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata (DIS-COLL), di cui rispettivamente all’articolo 1 e all’articolo 15 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e di altro strumento di sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria ove ricorrano le condizioni di cui al presente articolo. Ai fini del diritto al beneficio e della definizione dell’ammontare del medesimo, gli emolumenti percepiti rilevano secondo quanto previsto dalla disciplina dell’ISEE. 

MEDIAZIONE OBBLIGATORIA E NEGOZIAZIONE ASSISTITA OBBLIGATORIA, POSSIBILE SOVRAPPOSIZIONE?

In considerazione della possibile sovrapposizione tra le due discipline, il rapporto tra i due istituti è stato opportunamente disciplinato dall’art. 3 comma I e 5 del D.L. 132, convertito in legge n. 162/2014, che fa salve le disposizioni dettate dal decreto 28/2010.

Ciò significa che la disciplina della negoziazione assistita non sostituisce ma si affianca alla  mediazione civile e commerciale.

In applicazione di questo principio la giurisprudenza ha pertanto avuto modo di precisare che in forza, di quanto dispone il comma 1 dell’art. 3, nel caso di controversie che rientrano nel novero di quelle contemplate dall’art. 5 comma I bis d.lgs. 28/2010, la parte dovrà necessariamente esperire la mediazione obbligatoria e non la negoziazione assistita, ancorché la domanda abbia ad oggetto il pagamento di una somma di denaro contenuta entro i 50.000 euro , così ad es. nel caso di pretesa risarcitoria per fatti qualificati come diffamazione a mezzo stampa, la domanda giudiziale dovrà essere preceduta solo dalla mediazione obbligatoria, così Trib. Verona 15.05.16.

Anche se a fronte di domande distinte tra loro cumulate, come potrebbe avvenire ad esempio nel caso di domande aventi ad oggetto rispettivamente l’accertamento di un diritto reale ed una connessa pretesa risarcitoria, entrambi gli istituti potrebbero trovare applicazione, tuttavia è stato precisato che nel caso di controversie soggette a mediazione obbligatoria, la condizione di procedibilità non può considerarsi avverata qualora le parti abbiano esperito solo la  negoziazione assistita (ovviamente senza esito)! Quindi, al di fuori dei casi  di necessario esperimento della mediazione come condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria, il rapporto tra la negoziazione assistita e la mediazione è semplicemente facoltativo, in quanto gli interessati hanno piena libertà di scegliere liberamente se attivare l’una o l’altra procedura o anche entrambe quando una delle due non abbia condotto all’accordo.

Entrambi gli istituti sono stati pensati – al di là dei possibili esiti non sempre scontati o  prevedibili in quanto lasciati comunque alla libera determinazione delle parti-  come strumenti  diretti al fine di dirimere le controversie senza ricorrere alle aule dei tribunali, già così pesantemente affollate di annose questioni irrisolte! Pertanto, non si deve parlare di sovrapponibilità, ma se mai di una duplice opportunità offerta dal legislatore per addivenire in tempi molto brevi e a costi ridotti ad una possibile ragionevole e ragionata soluzione della lite.

RICERCA TELEMATICA DEI BENI DA PIGNORARE

L’art. 492-bis c.p.c. prevede che, su istanza del creditore, il presidente del Tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, verificato il diritto della parte istante a procedere a esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare.
Con l’obiettivo di agevolare l’attività degli avvocati, il Tribunale di Milano, in data 3.06.2019, ha diffuso le “Linee guida per i procedimenti ex artt. 492-bis c.p.c. e 155-quinquies disp. att. c.p.c.” contenenti un vademecum sulle formalità necessarie per la ricerca telematica. E’ fondato ritenere la notifica del precetto quale condizione per l’accesso alla ricerca, tenuto conto della disposizione secondo cui la domanda va proposta dopo il decorso del termine dilatorio ex art. 482 c.p.c. Quanto al precetto, si deve ritenere che debba essere data dimostrazione del perfezionamento della notificazione, che sia decorso il termine dilatorio ex art. 482 c.p.c., che esso sia ancora efficace e dunque non sia maturata la decadenza ex art. 481 c.p.c. e va prodotto con i documenti idonei alla dimostrazione del buon fine della notifica.
Se il debitore è una persona fisica, in caso di notifiche tradizionali, andrà altresì prodotto il certificato anagrafico di residenza con la relata del tentativo espletato presso la residenza, ove si sia proceduto alla notifica nelle forme per gli irreperibili ex art. 143 c.p.c.; in caso di notifica telematica, la stampa della pagina tratta dall’Indice nazionale della posta elettronica certificata (INIPEC) recante la menzione dell’indirizzo di posta elettronica del destinatario della notifica; al riguardo, è dubbio che possa essere compresa nei poteri di attestazione che fanno capo all’avvocato, anche la riferibilità al destinatario dell’indirizzo PEC utilizzato.
Se il debitore è una società, andrà prodotta una visura camerale aggiornata per la verifica, in caso di notifica telematica, dell’appartenenza al debitore dell’indirizzo PEC utilizzato, oltre che, come detto, della competenza territoriale; in caso di notifica tradizionale, dell’esecuzione presso l’indirizzo corretto della sede, ovvero presso soggetto che riveste la qualità di legale rappresentante dell’ente; in caso di notifica ai soggetti di cui all’art. 145, c. 2 c.p.c., i documenti da cui desumere l’ubicazione della sede, e, ove occorra, la qualità di rappresentante dell’ente.
Va poi condiviso, si legge nelle Linee guida, l’orientamento secondo cui la domanda va proposta una volta decorso il termine di cui all’art. 482 c.p.c., disposizione secondo cui non si può iniziare l’esecuzione forzata prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e in ogni caso non prima che siano decorsi 10 giorni dalla sua notifica, salvo, ovviamente, il caso di autorizzazione all’esecuzione immediata. Inoltre, va ricordato che il termine di 90 giorni, previsto dall’art. 481 c.p.c., entro cui l’esecuzione deve essere iniziata è un termine di decadenza e non di prescrizione: pertanto, se entro questo termine viene iniziata l’esecuzione, è possibile instaurare altre procedure espropriative anche dopo il decorso dei 90 giorni e in base all’unico precetto, con il solo temperamento del divieto del cumulo eccessivo (Cass., sent. n. 9966/2006).

MATERIE TRATTATE

Diritto delle persone e della famiglia

  • Separazioni
  • Divorzi
  • Unioni civili
  • Alimenti
  • Amministrazioni di sostegno
  • Tutele e curatele

Diritto delle successioni

  • Successioni legittime
  • Successioni testamentarie
  • Divisioni ereditarie
  • Donazioni

Diritti reali

Diritto locatizio e procedure esecutive di rilascio immobili

Contratti ed obbligazioni

Recupero crediti e procedure di esecuzione

Diritto dell’immigrazione

Mediazione civile e negoziazione assistita

Gratuito patrocinio

LA MISSIONE

Lo studio Legale dell’ Avv. Marina Ottazzi si prefigge di offrire uno spazio accessibile al pubblico, in modo semplice e senza particolari formalità, pur nel rispetto delle preziose regole dettate del codice deontologico forense.
L’attività svolta dallo studio, va dal parere su singole questioni di rilevanza giuridica, all’assistenza giudiziale e stragiudiziale, quest’ultima rivolta al componimento volontario e bonario delle liti, al fine di rimettere alle parti la scelta definitiva delle proprio controversie.
L’approccio alla consulenza professionale assumerà l’innovativa veste dello studio legale “aperto su strada” pur nel pieno rispetto della riservatezza della propria clientela.