MEDIAZIONE OBBLIGATORIA E NEGOZIAZIONE ASSISTITA OBBLIGATORIA, POSSIBILE SOVRAPPOSIZIONE?

In considerazione della possibile sovrapposizione tra le due discipline, il rapporto tra i due istituti è stato opportunamente disciplinato dall’art. 3 comma I e 5 del D.L. 132, convertito in legge n. 162/2014, che fa salve le disposizioni dettate dal decreto 28/2010.

Ciò significa che la disciplina della negoziazione assistita non sostituisce ma si affianca alla  mediazione civile e commerciale.

In applicazione di questo principio la giurisprudenza ha pertanto avuto modo di precisare che in forza, di quanto dispone il comma 1 dell’art. 3, nel caso di controversie che rientrano nel novero di quelle contemplate dall’art. 5 comma I bis d.lgs. 28/2010, la parte dovrà necessariamente esperire la mediazione obbligatoria e non la negoziazione assistita, ancorché la domanda abbia ad oggetto il pagamento di una somma di denaro contenuta entro i 50.000 euro , così ad es. nel caso di pretesa risarcitoria per fatti qualificati come diffamazione a mezzo stampa, la domanda giudiziale dovrà essere preceduta solo dalla mediazione obbligatoria, così Trib. Verona 15.05.16.

Anche se a fronte di domande distinte tra loro cumulate, come potrebbe avvenire ad esempio nel caso di domande aventi ad oggetto rispettivamente l’accertamento di un diritto reale ed una connessa pretesa risarcitoria, entrambi gli istituti potrebbero trovare applicazione, tuttavia è stato precisato che nel caso di controversie soggette a mediazione obbligatoria, la condizione di procedibilità non può considerarsi avverata qualora le parti abbiano esperito solo la  negoziazione assistita (ovviamente senza esito)! Quindi, al di fuori dei casi  di necessario esperimento della mediazione come condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria, il rapporto tra la negoziazione assistita e la mediazione è semplicemente facoltativo, in quanto gli interessati hanno piena libertà di scegliere liberamente se attivare l’una o l’altra procedura o anche entrambe quando una delle due non abbia condotto all’accordo.

Entrambi gli istituti sono stati pensati – al di là dei possibili esiti non sempre scontati o  prevedibili in quanto lasciati comunque alla libera determinazione delle parti-  come strumenti  diretti al fine di dirimere le controversie senza ricorrere alle aule dei tribunali, già così pesantemente affollate di annose questioni irrisolte! Pertanto, non si deve parlare di sovrapponibilità, ma se mai di una duplice opportunità offerta dal legislatore per addivenire in tempi molto brevi e a costi ridotti ad una possibile ragionevole e ragionata soluzione della lite.